La birra Ichnusa

Per ripercorrere la storia di una istituzione quale quella della birra Ichnusa bisogna tornare all’anno 1912, quando il signor Amiscore Capra comprò lo stabilimento a Cagliari per dare nuovo slancio al brand Ichnusa.

A cavallo fra i due conflitti mondiali l’attività visse momenti non semplici, salvo poi cominciare a risalire la china nel 1945. Da qui in poi la birra Ichnusa rappresenterà un marchio sempre più importante e simboleggerà l’autentico benessere. Altro momento chiave è datato 1967, con l’inaugurazione del birrificio di Assemini che fu pioniere nel lancio di serbatoi di fermentazione verticali cilindro-conici.

L’anno 2012 segna il centenario di Ichnusa, festeggiato con il lancio della Ichnusa Cruda, un tipo di birra lager (vale a dire a bassa fermentazione) non pastorizzata. Quest’ultima è caratterizzata da un aroma forte e altamente rappresentativo dell’essenza dell’isola sarda.

Oggi Ichnusa è inglobato in una società di dimensioni più grandi eppure la produzione ha luogo unicamente nel birrificio di Assemini, nel rispetto di una lunga tradizione. Ciò ha consentito di conseguire premi internazionali, uno su tutti il Superior Taste Award, conferito dall’International Taste & Quality Institute con sede a Bruxelles. La proprietà del marchio Ichnusa fa capo alla società per azioni Heineken Italia, con sede legale ad Aosta.

 Il fascino di questa birra è indissolubilmente legato all’isola della Sardegna, fiera e incantevole in ogni suo angolo. Le radici rappresentano un fattore primario e portano inevitabilmente ad attività di supporto del territorio e della cultura locale. La birra Ichnusa è così intrisa di colori, sapori e odori della Sardegna: va da sé che l’aspetto emozionale sia altrettanto centrale in questo caso.

Veniamo ora a illustrare le varianti della birra Ichnusa, a cominciare da quella tradizionale. È un tipo di birra lager, leggermente amara e in cui si avverte il luppolo. Il suo colore dorato si accompagna ad una schiuma compatta di grana fine, ad un corpo leggero, limpido e ad un gusto moderatamente frizzante. La gradazione alcolica tocca il 4.7% vol, mentre quella saccarometrica 10.6° vol. Con la sua bassa fermentazione va servita alla temperatura di 3 C° ed è disponibile in bottiglie di vetro da 20, 33 e 66 cl, in lattine da 33 e 50 cl e in fusto da 30 l. I suoi ingredienti sono l’acqua, il malto d’orzo, il granturco e il luppolo.

La birra Ichnusa non filtrata nasce dal lavoro dei mastri birrai di Assemini. Il puro malto d’orzo la rende notevolmente corposa e il fatto che non sia filtrata lascia presenti i lieviti in sospensione, donandole un aspetto velato, lievemente torbido. L’aroma è fruttato con leggeri richiami di luppolo, moderatamente amaro. La sua schiuma è persistente, il suo colore dorato, il suo corpo intenso e rotondo. Altre sue caratteristiche sono la frizzantezza moderata, la gradazione alcolica del 5% vol e la gradazione saccarometrica di 11.2°. Con la sua bassa fermentazione va servita a 3 C° ed è disponibile in bottiglie di vetro da 50 cl e da 33 cl (quest’ultimo formato unicamente nei canali di hotellerie, restaurant e café).

Come anticipato, nell’anno del centenario di Ichnusa (2012) è stata creata la variante Cruda per donare una sensazione particolare ai consumatori. Questa birra non pastorizzata ha un sapore unico e intenso, come appena spillata, grazie alla microfiltrazione dei lieviti. L’aroma fine di luppolo e il sapore moderatamente amaro si accompagnano ad un colore dorato, un corpo leggero e ad una schiuma compatta di grana fine. Molto caratteristici sono anche l’aspetto limpido e la leggera frizzantezza. La gradazione alcolica è pari al 4.9%, quella saccarometrica a 11.2° Anche in questo caso il tipo di fermentazione è basso e la temperatura consigliata di servizio è di 3 C°. La birra Ichnusa Cruda è disponibile in bottiglie di vetro da 66 cl e da 33 cl per il settore Ho.Re.Ca (Hotellerie-Restaurant-Café).

L’ennesima chicca lanciata da Ichnusa è rappresentata dalla variante al limone Radler, ottima per rinfrescare le estati dei consumatori. Pensata in un’isola in cui la bella stagione si presenta spesso torrida, è caratterizzata da un gusto particolare e leggero, altamente dissetante. Soltanto il 2% di alcol per una bevanda sempre indicata grazie alla sua ricetta rinfrescante: 40 per cento di birra Ichnusa al quale viene aggiunto il 60 per cento di succo di limone. Come recita lo slogan il risultato è un cento per cento di gusto e freschezza. La parola “Radler”, che in tedesco significa ciclista, indica una bevanda moderatamente alcolica. Questo prodotto ha un sapore leggero di limone ma non rinuncia a piccole note amare del luppolo. Il colore è giallo paglierino, la schiuma compatta e aderente, con un corpo scarno e una frizzantezza moderata. La gradazione saccarometrica si attesta al 10% p/p e il tipo di fermentazione è basso. Va servita ad una temperatura tra i 3 e i 5 C° in bottiglie di vetro da 33 cl in cluster da tre bottiglie.

Mai sentito parlare di Ichnusa bendata? Si tratta di un particolare rito sardo che vuole che quando si serve la birra al consumatore venga “bendata” con un tovagliolino dopo averla stappata. In questo modo le caratterische e la qualità della bevanda restano inalterate.

La produzione della birra Ichnusa si suddivide in quattro momenti fondamentali. Il primo di questi è l’ammostamento, che trasforma il malto in mosto poi trasferito in una caldaia e fatto bollire. Durante la cottura viene aggiunto il luppolo e questo darà alla birra il sapore amaro che ben conosciamo. Avviene poi la fermentazione, tappa importantissima che può avere due varianti: bassa e alta. Con la bassa fermentazione bastano 7 giorni con una temperatura di 7-12° per ottenere la classica variante di birra. Con l’alta fermentazione ci vogliono 3 giorni tra i 18 e i 25 gradi e il sapore risulterà fruttato. A questo punto la birra deve “maturare” e quindi riposare nei serbatoi per un periodo di tempo che va tra le 2 e le 4 settimane. La filtrazione separa la parte liquida da quella solida e la eventuale pastorizzazione a 60 gradi distrugge i microorganismi che ne impedirebbero la conservazione. A questo punto occorre soltanto confezionare e degustare una birra unica come Ichnusa.